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Focus Impianti industriali e idrici Focus Impianti industriali e idrici INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
molto robusto. Le pareti metalliche di un disposi-
tivo con modo di protezione “Ex d”, siano esse ri-
cavate per fusione o da carpenteria saldata, hanno
spessori rilevanti, così come le parti in vetro delle
apparecchiature illuminanti o le cosiddette “fine-
stre” in vetro delle custodie. Un altro dettaglio vi-
sibile, indice di questa robustezza, è il numero e la
qualità delle viti di serraggio.
Va da sé che la grande maggioranza dei disposi-
tivi antideflagranti siano costruiti in metallo, pre-
diligendo le tecnologie realizzative da fusione, da
carpenteria saldata o direttamente da lavorazione
di semilavorati qualora i lotti di produzione fosse-
ro contenuti. I materiali plastici non sono del tut-
to esclusi, trovando applicazione nei dispositivi di
piccola dimensione, sui quali le pressioni appena
Figura 3: Indicati con delle frecce degli esempi di dispositivi riportate si traducono in forze comunque trascura-
a standard industriale in una custodia “Ex d” bili (F=P*S dove P è la pressione e S la superficie).
Il contenimento dell’esplosione La non propagazione della fiamma
La reazione chimica che genera l’esplosione deve 3.1 I giunti a prova di esplosione
la sua pericolosità alle pressioni che esercita sul-
le superfici incontrate nel suo espandersi. Queste
pressioni ricadono il più delle volte in un intervallo
compreso tra i 7 e i 14 bar, variando dai valori più
bassi dei gas di gruppo IIA a quelli più alti dei gas
di gruppo IIC. Per ogni dispositivo che viene certi-
ficato presso un organismo notificato il valore della
pressione che può venirsi a creare al suo interno
durante l’esplosione viene determinato tramite uno
specifico test di determinazione della pressione di
riferimento. Questo test ricrea il caso peggiorativo
nel quale l’esplosione può avvenire, utilizzando mi-
scele di gas diverse, a seconda del gruppo di gas
dell’apparecchio e miscele gas/aria con proporzio-
ni indicate dalla normativa.
Sulla base della pressione di riferimento così otte-
nuta l’involucro del dispositivo antideflagrante deve Figura 5: Esempio di laminazione del gas in un giunto fi-
poi superare un test di sovrappressione, in cui vie- lettato
ne pompata al suo interno acqua a una pressione
pari a 1,5 volte la pressione di riferimento. [5] Un’altra caratteristica del modo di protezione “Ex
Tutto questo rende l’idea del perché l’involucro d” è la presenza dei “giunti a prova di esplosione”,
esterno di una custodia antideflagrante sia quindi in Italia detti anche “giunti di laminazione della fiam-
ma”. Essi corrispondono alle superfici di contatto
tra due parti di una custodia, e presentano partico-
larità costruttive che impediscono la propagazione
di un’esplosione interna alla custodia verso l’atmo-
sfera esplosiva circostante. [6].
Per farsi un’idea della loro forma, i più diffusi sono: i
piani di contatto delle flange tra corpo e coperchio,
i filetti dei coperchi filettati e le superfici cilindriche
dei giunti cilindrici.
Al verificarsi dell’esplosione vengono prodotti gas
caldi all’interno della custodia, i getti di gas che ne
derivano si espandono attraverso i giunti di lamina-
zione e la loro temperatura diminuisce. A quel pun-
to tali gas residui non sono in grado di innescare i
gas esterni alla custodia antideflagrante.[7]
Per far sì che questo processo avvenga nella ma-
Figura 4: L’aspetto massiccio di una tipica custodia anti- niera prevista, le lunghezze e le tolleranze dei giunti
deflagrante devono essere ben determinate così come la loro
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